Mia madre usciva di notte. Se ne andava di nascosto, dopo avermi messa a letto. Spegneva la luce, chiudeva la porta della mia stanza e accendeva la TV nella sua; cercava di ingannarmi, ma la sentivo. La sentivo che non si coricava e andava in bagno, la sentivo che invece di lavarsi i denti eContinua a leggere “Mia madre usciva di notte”
Nostra signora dei piccioni
Con le dita strappava il pane. Teneva una pagnotta in grembo e vi ficcava dentro la mano, si accaniva nelle viscere di quella crosta vecchia, come un’ostetrica che ti fruga in corpo per estrarre la creatura. Mi concentrai sulla malagrazia di quel gesto per non vedere ciò che stava intorno, il corpo dove quel braccio,Continua a leggere “Nostra signora dei piccioni”
L’abiura
Sirene dai capelli profumati alla fragola, ballerine alate, desiderabili e sinistre, con quella schiena da insetto e brillantina ovunque. Ballerine volanti azionate da un meccanismo a molla, la melodia dello spot pubblicitario, che ti resta attaccata alla lingua, come la porporina sui polpastrelli unti di merenda, quella melodia che è zucchero, e caria i denti,Continua a leggere “L’abiura”
La madre vegetale
Il giorno in cui decisi di avere un figlio, mi comprai una pianta. Una piccola pianta di ciclamino in un vaso di plastica; la vidi mentre aspettavo, in coda alle casse del supermercato, allora feci un passo di lato, fuori dalla fila – torno subito, rivolta alla signora dietro di me. Torno subito, signora, miContinua a leggere “La madre vegetale”
L’ultimo giorno della mia vita
L’ultimo giorno della mia vita Quel giorno, me lo ricordo benissimo, fu l’ultimo della mia vita. Non me ne accorsi subito, non lo vidi arrivare, come avrei potuto? Fu come quando i titoli di coda ti sorprendono troppo presto eppure ti danno sollievo, perché iniziavi ad annoiarti, la mano che teneva stretta la tua nonContinua a leggere “L’ultimo giorno della mia vita”
Pantofole rosa
L’uomo indossava delle pantofole rosa. Era un modello da donna, rosa a punta, le paillette argentate che ne incrostavano il tessuto e sembravano averlo rosicchiato. Erano un po’ sciupate, ingrigite, ma sulla destra sopravviveva il resto di un pompon o di un ciuffo di piume, che dava loro un’aria da uccello da cucina, da creaturaContinua a leggere “Pantofole rosa”
Silenzio
La trovavo seduta sul pavimento, il telefono in grembo, la schiena appoggiata al muro. Rideva, rideva d’una risata grave, che non rimbalzava, e s’infrangeva al suolo, rideva e ogni tanto imprecava, la voce montava veloce e di nuovo urtava contro le superfici, si rompeva netta, spaccata in due; la sentivo da dietro la porta, quandoContinua a leggere “Silenzio”
Metamorfosi
Essere un’altra era facile. Dammi tempo e sarò la principessa Diana, dammi spazio e sarò medusa, sarò pesce tropicale, sarò uccello, sarò un cigno selvatico che ti vola sul tetto e ti fa paura. Sono belli i cigni nei laghi, ti piacciono, guarda che eleganza, guarda che grazia: sembrano una sposa, sembrano una bambina nelContinua a leggere “Metamorfosi”
La madre
Bisognava parlare piano. Mormorare, dirsi le cose a bassa voce, o mimando le lettere con le dita, alfabeto muto. Qualche volta, ci scrivevamo: su un bloc-notes, domanda e risposta, interi dialoghi, sceneggiature già pronte d’un teatro che non apriva mai il sipario, che non ci svelava e ci teneva nascoste all’ombra delle tende di vellutoContinua a leggere “La madre”
Ero io
Una confezione di biscotti al cioccolato. La intercetto da lontano – il blu, il rosso, il giallo della corona: il logo di quel marchio è un principe –, mi pare inverosimile. Cammino con calma, non corro più, non ce n’è bisogno, adesso. I corridoi della metropolitana, da questa parte, sono vuoti; è di là cheContinua a leggere “Ero io”