– Avverti, se fai tardi. Smettila di lamentarti; anche oggi non hai detto nulla. Quanto tempo è che non ringrazi qualcuno che non sia un cliente coi soldi in mano? Non prendere la brioche alla crema, a metà mattina, non lo sai che ti fa male? Non andare in riserva: ci sono tre distributori diContinua a leggere “Qualcosa da dire”
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Figlia di mio padre
Non capimmo subito che qualcuno stava bussando alla porta. Era il tredici dicembre, la sera prima in piazza avevamo visto avvampare i falò di Santa Lucia e i vestiti erano impregnati dell’odore di fuoco, di legna bruciata, delle notti che precedono il Natale, e sono così buie che ci si illude di rischiararle con laContinua a leggere “Figlia di mio padre”
La cassiera
La cassiera Piegai la testa di lato, accomodando meglio l’orecchio contro il telefono; la bambina piangeva, mi abbracciava la gamba sinistra, strofinandomi addosso gli occhi e il naso. Potevo distinguere già la chiazza umida del suo pianto, più azzurra del pallore logoro dei miei jeans, e le passai una mano tra i capelli, sulla nucaContinua a leggere “La cassiera”
Le stagioni ritornano
Allungò una mano verso il comodino, nel buio, urtò gli occhiali, che caddero sul pavimento: si mise a sedere, li raccolse, cercò l’orologio da polso, se lo avvicinò al viso, con un gesto da miope, erano le cinque meno dieci. Si alzò, attraversò il corridoio – odore di pane bruciato e briciole contro la piantaContinua a leggere “Le stagioni ritornano”
Farsi sentire
In banca faceva freddo; la scuola era finita da pochi giorni, il sole incendiava il cemento grigio del cortile, il pallone di gomma ci rimbalzava in mano rovente. Quella mattina, mia madre ci aveva svegliati presto, – Muovetevi -, aveva annunciato, sulla porta della stanza, – Oggi abbiamo un appuntamento -. Mi aveva infilato l’abitoContinua a leggere “Farsi sentire”
Ho sognato di cantare
Ho sognato di cantare. Mi sono svegliata una mattina con la musica in gola, il ricordo esatto della voce che si appoggiava sulle note, che saliva e scendeva, assecondando il fraseggio, le pareti della stanza che mi restituivano il riverbero – ero io, ero sola, quella musica veniva dal mio corpo. Ho sognato di cantare:Continua a leggere “Ho sognato di cantare”
Insonnia
Una voce chiamava il mio nome. La sentivo lontana, come qualcuno che ti parla dall’altra parte della parete – quante volte, quante volte te lo dovrò ripetere: non si parla da una stanza all’altra – e non riuscivo ad afferrare le parole. Mi suonava irreale. – Luisa… -, implorava, – Luisa… -, e la distanzaContinua a leggere “Insonnia”
La balia
– Dunque, ricapitoliamo. Il colloquio non era andato così male; certo, lei era stata spietata -. Nella metropolitana entrò un uomo con la fisarmonica, – No, ti prego, non fermarti qui -, pensai, ma quello non si mise a suonare. Camminò barcollando verso il fondo del vagone, aggrappandosi ai sedili, costringendo alcuni passeggeri a indietreggiare,Continua a leggere “La balia”
Cielo e basta
La domenica mi sembrava sempre lontana; soprattutto il giovedì o il venerdì, quando il ricordo di quella precedente iniziava a essere sovrastato dai piccoli incidenti quotidiani. Avevo perso l’autobus e sciupato un’ora e un quarto, seduta alla fermata, col libro di scienze aperto sulle ginocchia e le mani coperte dalle maniche tirate del maglione; avevoContinua a leggere “Cielo e basta”
Ci siamo già incontrate
– Ci siamo già incontrate, vero? -, mi chiese, e con la mano cercò la borsa sulla sedia accanto alla sua; la vidi affondare lo sguardo nel buio che racchiudeva il portamonete, le chiavi, il pacchetto dei kleenex. Poi dovette accorgersi che aveva gli occhiali nel taschino della camicia, perché li indossò, spinse di latoContinua a leggere “Ci siamo già incontrate”