Andavo a cercarla e la obbligavo a guardarmi, mi intromettevo fra lei e la luce del pomeriggio. Era seduta in poltrona, lo sguardo fisso davanti a sé e un libro sulle ginocchia: china sull’asse da stiro, passava la mano sulla stoffa ancora rovente, priva di pieghe. – Quanto è grande il Purgatorio? Perché andiamo inContinua a leggere “L’ultima parola di una donna”
Archivi dell'autore: mavie daponte
Un posto dove andare
Mi accorsi che aveva iniziato a piovere, mentre la scala mobile mi riportava in superficie; ero uscita senza ombrello quella mattina, mi ero fidata delle previsioni meteo del telefono e non avevo dato ascolto né al colore del cielo né ai gabbiani che si tuffavano urlando dai tetti dei palazzi e atterravano sull’asfalto buio. NonContinua a leggere “Un posto dove andare”
I vestiti degli altri
Mia madre mi telefonò verso le undici. Chiamò al telefono fisso, quello di casa; – Vienimi a prendere a mezzogiorno -, disse, – Vieni tu da sola -, e riattaccò. Aveva il fiato corto, di sicuro aveva composto il numero di nascosto, tra il bucato da ritirare e l’aspirapolvere ancora da passare in corridoio eContinua a leggere “I vestiti degli altri”
Senza di me
Mi sporsi dal finestrino dell’auto, allungai un braccio, come se volessi sradicare dal sedile il guidatore del furgoncino che mi stava davanti e affondare il piede sul suo acceleratore; – Vogliamo passare il pomeriggio qui? -, urlai, ma la mia voce venne assorbita dal gas di scarico e si spense sull’asfalto come un petardo bagnato.Continua a leggere “Senza di me”
Il digiuno
Intinsi il fazzoletto di cotone nel bicchiere d’acqua, lo strizzai tra il pollice e l’indice e lo strofinai sul grembiule. La macchia di sugo, da rossa che era, si dilatò, adornandosi di un’aureola arancione e stinse sul fazzoletto a fiori di mia madre, sporcandolo. Mentre allungavo di nuovo la mano verso il bicchiere, nel tentativoContinua a leggere “Il digiuno”
L’occhio
All’inizio aveva due occhi. Un giorno se ne andò e al suo ritorno era finita l’estate. Il mese di ottobre me la restituì col pallore di chi ha barattato il cielo per un soffitto, con un tremito nelle mani, che mi sfiorarono senza toccarmi, in un gesto assolutorio, e con una benda che le dimezzavaContinua a leggere “L’occhio”
La meccanica dei baci
Quando l’auto svoltò l’angolo della strada e investì, con la luce dei fanali la piccola folla che eravamo, si udì una voce gridare dai balconi, – Eccoli! -, e la gente si affrettò a schierarsi sul bordo del marciapiedi, come al passaggio della madonna, durante la processione di Pasqua. Invece, era il mese di luglio,Continua a leggere “La meccanica dei baci”
Cronaca dei miei disamori
Avevo tenuto gli occhi aperti per tutto il tempo; il desiderio non mi riguardava più, era una lama sporca che minacciava ma non feriva, si mostrava ma non affondava; il corpo di Bruno era l’ostacolo fra me e il coltello. Ne riconoscevo il calore umido, l’odore di dopobarba e il tintinnare della sua collanina d’oro,Continua a leggere “Cronaca dei miei disamori”
Colpevole
Il soffitto era tagliato in due da una lama di luce, che ne violava la compattezza oscura e granulosa e mi ricordava la presenza del mondo esterno, esponendomi al suo riflesso. Dall’appartamento accanto, mi giungeva la sigla di un programma per bambini: la conoscevo bene, potevo cantarla a memoria, sovrapponendo le mie parole stonate aContinua a leggere “Colpevole”
Tutto e niente
Venne a suonare alla mia porta una domenica sera. Stavo guardando le repliche di uno sceneggiato, mentre cercavo invano di fare addormentare la bambina, e lei mi rispondeva gonfiando bolle di saliva con le labbra, ridendo in faccia alla mia stanchezza di una settimana intera. Volevo andarmene a letto, lasciarla sveglia nel buio della stanza.Continua a leggere “Tutto e niente”